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 Il mio primo fuoricampo - Mario Luise I-NEWD
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Kappe
Pterodattilo

Italy
2095 Posts

Posted - 25/07/2006 :  19:26:12  Show Profile  Visit Kappe's Homepage  Click to see Kappe's MSN Messenger address
Previa autorizzazione dell'autore del racconto, l'amico Mario che saluto, riporto qui di seguito la prima esperienza di un fuoricampo vissuta da un pilota con poche ore di volo, che ha saputo gestire ottimamente la situazione!
E' un pochino lungo ma.....si legge in fretta!
Qualcuno iscritto al listone Volo a Vela l'avrà magari già letto..
Kappe



"Ciao a tutti,
qui di seguito il resoconto del mio primo fuori campo, successo un paio di mesi fa...
Trattandosi di un esperienza di volo (anche se proviene da chi di esperienza non ne ha ancora molta < 100 ore di volo), ho pensato potesse interessare.
Mario Luise
I-NEWD

Il mio primo Fuori Campo
Il volo a vela è un gioco in cui da una parte c’è il pilota, con le sue aspirazioni e dall’altra quello che la meteo e l’orografia gli mettono a disposizione.
Quando si inizia ad acquisire un minimo di sensibilità, ci si rende anche contadi quello che si può fare con le condizioni della giornata e fino a dove ci si può spingere tenendo molto basso il rischio di fuori campo.
Già, il Fuori Campo… all’inizio del corso lo percepivo come una cosa lontana, molto distante, quasi astratta; ma quando ho iniziato a fare i primi voli con il mio aliante e a rendermi conto che di distanza se ne poteva fare per davvero, ho capito che il fuori campo doveva essere considerato un eventualità sempre presente.
Credo che fare delle distanza ritenendo il fuori campo come cosa remota, da evitare assolutamente, o assumere l’atteggiamento del “tanto a me non capita” porti a delle forzature molto pericolose, che possono, al limite, diminuire la lucidità e la rapidità di azione del pilota nei momenti cruciali.
Ho quindi iniziato a considerare il fuori campo come una parte normale dell’attività volovelistica, alla stregua del volo lungo un costone o di un traino “ballerino” in una giornata ventosa. In ogni corso di vela su deriva, oltre a insegnare a condurre la barca, si insegna anche a scuffiare (rovesciare la barca con l’albero in acqua e la deriva al vento) e a raddrizzarla per riprendere la normale navigazione. Se un alievo non riesce a scuffiare, l’istruttore gli rovescia la barca a mano!
Ovviamente avere maturato l’idea, non vuole dire essere assolutamente certi (credo, soprattutto nel volo a vela, che si parta con il piede sbagliato a essere assolutamente certi di qualcosa; al più si può avere una ragionevole sicurezza…) di poter gestire bene una situazione di fuori campo.
Studiare la teoria è assolutamente indispensabile e partecipare ad un corso di secondo periodo con atterraggi di precisione è quantomeno auspicabile.
Ma come per ogni altra situazione di volo in monoposto, quando si deve agire, si è assolutamente soli ( credo che questo sia, al contempo, uno dei motivi per cui un volo velista ama tanto il suo sport e, di contro, il perché i volo velisti siano il lento, costante calo…) e le nostre azioni determinano la nostra sorte immediata.
Un giorno del mese scorso, come altre volte, la giornata offriva condizioni mediocri, in cui, allontanarsi oltre un certo punto avrebbe fatto aumentare la probabilità di un fuori campo; a differenza dalle volte precedenti ho però deciso che proseguire non avrebbe comportato nessun rischio, ma accresciuto solo la possibilità di dover sopportare i disagi di un recupero (non me ne vogliano a male gli amici che ho dovuto necessariamente coinvolgere in tale fatica).
Voglio ribadire nessun rischio perché era una giornata di vento calmo, stavo volando in pedemontana con la campagna ad un passo e ritenevo di avere raggiunto una sufficiente padronanza in atterraggio con il mio aliante.
Decido quindi di partire per un traversone dal lato opposto all’aeroporto di partenza (Torino Aeritalia ), per vedere se sopra quel certo paesino, a mezza costa di quel certo monte, riuscivo ad agganciare.
Ma su Castelnuovo Nigra di ascendenze neanche l’ombra. Inizio allora ad applicare le regole classiche di ricerca dell’ascendenza: posizione del sole, direzione del vento, inclinazione dei costoni e colore del terreno. All’ennesimo tentativo trovo uno “zerino” e , come letto sui sacri testi, me lo tengo ben stretto mentre ragiono sul datarsi senza perdere ulteriore quota; e poi potrebbe anche trattarsi di un ascendenza impulsiva, con bolla in crescita, ma non ancora matura per il distacco… e per un attimo aumenta, ma dopo pochi minuti di un asfittico +0,5/0,8 scompare; il ruggito del topo!
OK, dritto verso la campagna per un fuori campo... ma prima, tanto è di strada, ritento una collinetta con casa sul cucuzzolo, precedentemente sondata (15 minuti prima) con esito negativo e, miracolo, +3 fino a 1.400 Mt. Ora sono soddisfatto della giornata: prua verso casa.
So che per tornare in campo saranno necessari altri tre agganci, ma tutti già sperimentati con successo meno di due ore prima.
Arrivo però basso al primo aggancio, e per una manciata di metri non riesco a salire sulla cresta che all’andata dava da +2 a +4; decido di provare più in basso, nel punto che noi volo velisti torinesi chiamiamo il mulino.
Altri 200 Mt di quota persa e nessuna ascendenza; a 850 Mt sull’ECO l’ipotesi F.C. si riaffaccia prepotentemente. Decido allora di tentare la cava di Balangero, ci arrivo a circa 700 Mt sull’ECO, provo il costone dritto ma ascendenze nulla (e con un certo fastidio mi accorgo solo dopo la virata del cavo di una teleferica che scende dalla sommità del monte).
All’andata l’aggancio l’avevo trovato sopra il lago al centro dello scavo a cono rovesciato, ma andarci adesso, con la poca quota che mi rimane, vorrebbe dire, in caso di mancato aggancio, ritrovarmi dall’altra parte del monte, sopra il paese di Balangero, senza avere avuto prima il tempo di trovare zone atterrabili.
Virare subito verso la campagna mi avrebbe portato su una zona che avevo già osservato mentre ero in planata dal mulino alla cava.
Ora sono convinto del fuori campo e ignoro ogni piccolo moto ascendente. Mi viene spontaneo pensare solo ai 2 obiettivi primari: 1 VITA, 2 Aliante.
Decido quindi di virare subito verso la campagna: osservazione dei punti atterrabili, quota di ingresso, inclinazione e lunghezza del campo.
Ne individuo uno che mi piace perché in forte salita e liscio come un biliardo, coltivato a foraggio e appena tagliato; unico neo, un ingresso a + 20 Mt per la presenza di un elettrodotto e passaggi tra due alberi in corto finale.
Il second best è è un campo molto grande, ma con aratura leggera perpendicolare all’atterraggio, colture in crescita e quota di ingresso a + 30 Mt per un filare di pioppi.
Altra considerazione: il campo 1 l’ho sorvolato, mentre andare al 2 vorrebbe dire atterrare, senza possibilità di sorvolo.
Decisione presa, viro in finale per l’1 e mi rendo conto di essere poco più alto dell’elettrodotto. Potrei continuare alla velocità di minima discesa e forse passarci sopra, ma molto lento. Mi ripassa in testa un idea molto chiara: velocità è vita, baratta quota con velocità…
Picchio sotto l’altezza dell’elettrodotto quando sono in prossimità con circa 130 Km/h posso richiamare in tutta sicurezza, con l’aliante che risponde istantaneamente.
Nello scavalcare un elettrodotto aereo non si deve dimenticare il cavo di guardia: in avvicinamento ci si potrebbe fissare con lo sguardo sui cavi dell’alta tensione, molto grossi e con una banda biancastra (quando visti da vicino) e ci si dimentica del cavo che congiunge le sommità dei tralicci; mantengo per un istante in più la cabrata e l’elettrodotto è alle spalle; apro gli aerofreni (il Libelle Club non monta dei normali diruttori da estradosso) e picchio nuovamente, passo tra le due piante e inizio la richiamata per l’atterraggio.
E’ la prima volta che atterro in salita, e capisco che la richiamata deve essere continua e sufficientemente veloce, fino al contatto. In 10 Mt sono fermo. L’altimetro segna 300 Mt. Telefono ella torre per chiudere la notifica. E’ fatta !
Il mio primo fuori campo; una nuova esperienza da aggiungere alla mia ancore breve cariera di volo velista (ho poco più di 60 ore all’attivo).
Un augurio a tutti queli piloti di aliante che stanno diventando dei volovelisti: che possano fare voli ottimi, ma quando necessario, un ancora migliore fuori campo.
Mario Luise
I-NEWD

Tellurico
Pterodattilo

Italy
6040 Posts

Posted - 25/07/2006 :  20:07:28  Show Profile  Visit Tellurico's Homepage
Grazie per il bel racconto!

A presto

Giuliano
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michele
Pterodattilo

Italy
4917 Posts

Posted - 25/07/2006 :  22:03:50  Show Profile
Poteva anche registrarsi e raccontarlo lui, avremmo avuto un amico in piu'
Grazie Kappe!

Michele Borghi
AVL - http://www.avl.it

Se la prima volta non ti riesce, il paracadutismo non fa per te. [Legge di Murray]
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Tellurico
Pterodattilo

Italy
6040 Posts

Posted - 26/07/2006 :  00:40:42  Show Profile  Visit Tellurico's Homepage
Lo avevo invitato in e-mail infatti... sarà timido

Giuliano
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Kappe
Pterodattilo

Italy
2095 Posts

Posted - 26/07/2006 :  12:08:16  Show Profile  Visit Kappe's Homepage  Click to see Kappe's MSN Messenger address
...pure io l'avevo invitato!
Risposta: "fai tu, pubblica pure."

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diamond
Pulcino

81 Posts

Posted - 31/07/2006 :  21:03:39  Show Profile
Avevo già letto sulla lista questo racconto, e mi complimento con Mario (che non conosco) per aver condiviso l'esperienza. Mi è piaciuto che in questo breve racconto abbia motivato le scelte passo-passo, con lucidità. Non ho ancora fatto il mio primo fuoricampo, e queste poche righe mi hanno insegnato cose che non sapevo, o che dovrei sapere, ma ho dimenticato. Per questo gli sono grato, e mi piace ripercorrere qui le cose che mi hanno stuzzicato:

- se trovi uno "zerino" e hai dei dubbi su cosa fare ti conviene tenerlo fin che non hai deciso bene dove andare
- meglio dirigersi in una zona già sorvolata, che cercare di agganciare in un posto "buono" che però sta in una zona dove non avrai tempo per cercare un campo atterrabile
- se decidi di fare il fuoricampo, ignora tutte le ascendenze deboli che puoi incontrare, e concentrati sull'obiettivo (c'è la pelle di mezzo!)
- il campo liscio in forte salita è l'ideale, specie se l'hai già sorvolato! guarda bene la quota di ingresso.
- gli elettrodotti hanno un cavo di guardia!!!
- in presenza di ostacoli bisogna manovrare in fretta: meglio essere più bassi e più veloci che alti e inerti
- l'altimetro regolato sul QFE non ti dà i parametri della procedura se atterri fuoricampo!!!

Grazie del buon augurio, spero di raccontare presto la mia.




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Cincillà
Aquila imperiale

Italy
433 Posts

Posted - 01/08/2006 :  11:24:11  Show Profile
Avevo letto sulla lista di VV il resoconto del FC di Mario e non avevo fatto commenti. Dopo averlo riletto qui su PF con più attenzione un commento lo devo scrivere.

Fare il primo FC passando sotto i cavi dell'alta tensione, con circa 60 ore (diciamo 100 atterraggi in tutto?) di cui penso una metà fatta con il suo aliante (quindi diciamo meno di 50 atterraggi?), credo che non sia un buon esempio di come si deve progredire nel nostro sport.
Caro Mario, sei stato bravo, ma sei stato anche fortunato. E bravi si può continuare ad esserlo, anzi continuando a volare si diventa sempre più bravi, ma come sappiamo bene tutti, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benisssimo.
Per i fuori campo (soprattutto i primi), se proprio li dobbiamo fare, meglio usare aeroporti o aviosuperfici conosciute.
Dal racconto si capisce che non c'è stata alcuna pianificazione, coni di sicurezza etc. In pratica mi è sembrato di capire che il FC non è che l'abbia proprio cercato, ma quasi. Se parli con piloti molto bravi, ne troverai di quelli che di FC ne hanno fatti a decine o a centinaia. Ma ne trovi anche di quelli che non ne hanno fatti mai o quasi.
Io di storie di brutti FC ne conosco parecchie ma sarebbe utile sentire dai diretti protagonisti di FC con scassature o peggio la loro stroria raccontata su questo sito, tanto per aiutare a infondere non dico paura ma certamente un sano e dovuto rispetto per un evento che sicuramente presenta rischi ulteriori in questo nostro sport già abbastanza "demanding".
I piloti bravi sono quelli che riescono ad andare lontano (e magari veloci), ma senza fare i FC !!
ciao e buoni voli
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AlbertOne
Pterodattilo

Guatemala
2925 Posts

Posted - 02/08/2006 :  15:07:28  Show Profile  Visit AlbertOne's Homepage
Ciao!
Diamond :L'altimetro è l'ultima cosa che ti puo' servire in un Fuori Campo..sia che sia regolato con Qnh che con QFe quando capisci che con quella quota indicata sei basso, che il cielo non ti permette di salire, che non hai la planata per nessun altro posto se non un campo.... Bhe che te ne fai dell'altimetro????
Guardi forse l'altimetro per atterrare? per la procedura?? bhe se fai (fate) cosi, ragazzi evitate ASSOLUTAMENTE i Fuori campo!!
Dovete allenare l'occhio a capire la quota, il circuito e le relative pendenze del circuito.
L'UNICO ripeto L'unico strumento che vi puo' salvare la vita in Fuori Campo è l'anemometro (NON DOBBIAMO STALLARE!)!Dovete fare il circuito a 100 110 e toccare alla minima velocità poi frenare il + possibile per fermarvi il prima possibile... anche se in fondo al campo vedete una strada e volete arrivare la'! una buca un fossetto un sasso presi male possono compromettere la vostra schiena in modo irreparabile!e dei danni all'aliante non parliamo..
Quindi imparate a capire la velocità dell'aliante con il fruscio dell'aria .Io ho imparato ad abbassare il volume del Computer di volo/vario elettrico in prenotazione , aprire il finestrino e concentrarmi sul Campo/aeroporto ascoltando la velocità dal fruscio dell'aria e da veloci sguardi all'anemometro... l'altimetro sinceramente in quei frangenti non so neppure dove sia...
Poi come dice Cincillà ...i Piloti bravi ne fanno veramente pochi di FC ..alcuni mai!quindi volate alti e nei coni di rientro verso gli aeroporti!
eviterete Spaventi, danni, scocciature ...e di essere mangiati vivi dalle zanzare!!!!
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facocero
Pulcino

80 Posts

Posted - 02/08/2006 :  16:31:44  Show Profile
Ho ritagliato un bellissimo pezzo di cartone per oscurare gli strumento del K21, che credo sia ancora in uso...
Servirebbe rifare un volo in biposto ogni tanto a strumenti oscurati, il Gandolfi diceva che oltre che con il c..o occorre pilotare con occhi e orecchi.

Cogito, ergo escogito.
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diamond
Pulcino

81 Posts

Posted - 02/08/2006 :  22:03:07  Show Profile
Per Cincillà: a me pareva di aver capito che Mario è passato SOPRA l'elettrodotto, picchiando solo un po' sotto l'altezza per guadagnare velocità e superarlo poi in cabrata. Comunque il passaggio era poco chiaro anche per me. Sicuramente così facendo lo avrà scavalcato a una quota più bassa di quella che avrebbe avuto se fosse andato alla velocità di massima efficenza (e non minima discesa). Ho interpretato il discorso in questo senso: "meglio essere veloci che inerti". Ma sarebbe tutto da chiedere a Mario (se ci sei fatti vivo!).
L'altra cosa che volevo osservare è che suggerisci di fare i fuoricampo in aeroporti o aviosuperfici conosciute, almeno all'inizio. Mi pare un ottimo suggerimento perchè spesso si va in giro senza una pianificazione accurata, e spesso si può atterrare in un'aviosuperficie vicina se solo se ne conosce l'esistenza. Ma appunto... va benissimo, proprio perchè non è più un fuoricampo! (in senso stretto).
Non saprei se vola più sicuro il pilota che ha fatto centinaia di FC o il pilota che non ne fa mai. Se li metti entrambi in una situazione critica, il primo ha 100 FC sulle spalle e molto probabilmente farà il 101esimo con tutte le attenzioni che il suo bagaglio di esperienza gli suggerirà. Il secondo farà il suo primo fuoricampo dopo anni di voli onorevoli e sicuri. Il primo è più propenso ad allenarsi a quel tipo di rischio, e lo fa rischiando. Il secondo ha rischiato molto meno nel corso degli anni, e rischia di più il giorno che la meteo non lo aiuta.
Comunque rilancio la tua provocazione: un fuoricampo "quasi programmato" dopo sole 60 ore di volo è un evento "sbagliato" o "corretto"? Ne conosco altri che hanno fatto la stessa esperienza di Mario (cioè FC nelle prime 100 ore di esperienza), e domani potrebbe toccare anche a me. Meglio andare sempre e solo dove ci sono i coni di sicurezza?
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AlbertOne
Pterodattilo

Guatemala
2925 Posts

Posted - 03/08/2006 :  09:06:37  Show Profile  Visit AlbertOne's Homepage
Diamond, il problema del FC è che ne fai 100 e non ti succede nulla , al 101 esimo disfi tutto! Con gli alianti attuali ed i carichi attuali è meglio evitarli.
Ciao ALbert
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Cincillà
Aquila imperiale

Italy
433 Posts

Posted - 03/08/2006 :  10:29:23  Show Profile
Concordo con Alberto e, (per non violare la privacy di qualcuno citando nomi e fatti che conosco di prima mano) rinnovo l’invito a raccontare su questo sito storie di FC istruttivi (in tutti i sensi).
Comunque, tanto per chiarire, sono d’accordo sul fatto che il FC va messo in conto e quindi bisogna essere preparati a gestirlo al meglio, ma da qui a pensare che più FC faccio e più esperto divento, ne passa. L’esperienza è meglio farsela con atterraggi di precisione, ma su piste e aviosuperfici.
Con tutte le aviosuperfici che ci sono oggi, vale la pena studiarsele e usarle come appoggi sicuri. Il campo vero e proprio meglio lasciarlo proprio come emergenza. C’è la probabilità significativa di trovarci il canaletto (chiedere a Folco), il tubo di irrigazione, la tana della talpa etc etc.
Per Diamond: mi pare proprio che il nostro amico Mario ci sia passato sotto per avere più velocità, ma il problema non è sotto o sopra (c'è anche chi ha provato a passarci attraverso). Il fatto è che con 60 ore di volo è meglio evitare situazioni del genere.
Ciao e buoni atterraggi a tutti.
quote:
Originally posted by AlbertOne

Diamond, il problema del FC è che ne fai 100 e non ti succede nulla , al 101 esimo disfi tutto! Con gli alianti attuali ed i carichi attuali è meglio evitarli.
Ciao ALbert

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scheggiafly
Aquila imperiale

Italy
463 Posts

Posted - 03/08/2006 :  19:30:53  Show Profile
Caro Roberto, evitiamo pure il f.c. nelle prime ore o dopo, ma se dovesse succedere?
E' insita nel nostro sport tale eventualità per cui è importantissimo, a mio avviso, prepararsi mentalmente ad affrontarlo come una stupenda variante del volo.
Il conoscere un'eventualità ti aiuta ad essere più raziocinante alla bisogna; l'allontanarla è creare una barriera di paura che potrebbe essere fatale.
E poi un po' di andrenalina non guasta mai
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Cincillà
Aquila imperiale

Italy
433 Posts

Posted - 04/08/2006 :  09:42:54  Show Profile
Caro Adriano, te l’appoggio al 100%. Se capita bisogna essere preparati e farlo al meglio senza paure eccessive. In questo senso fare qualche FC aiuta a rimuovere paure o blocchi psicologici inutili e pericolosi. E’ un po’ come trombare....Fatta la prima il resto va via liscio....
Ma dal racconto del nostro amico mi è sembrato che proprio non avesse fatto niente per evitarlo, anzi mi era proprio parso di capire che la cosa lo incuriosiva a tal punto che se l’è cercata. E dal racconto non mi è sembrato un FC tranquillo e per pilota da 60 ore.
ciao
Ci vediamo a Caiolo
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scheggiafly
Aquila imperiale

Italy
463 Posts

Posted - 04/08/2006 :  16:14:19  Show Profile
OK per Caiolo, tanto non ci sono marmotte............
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